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INFORMATIVA SULLE PRIVATIZZAZIONI ANSALDO

ELUSIONE ARTICOLO 18 DELLO STATUTO DEL LAVORATORE DA PARTE DI
Anit S.r.l. di GENOVA

In questi giorni si parla e si scrive tanto della tutela dei lavoratori costituita dall'Articolo 18 dello Statuto del Lavoratore Legge 300/70; desidero fare conoscere sinteticamente come a Genova la Società Ansaldo S.p.A., con la connivenza delle organizzazioni sindacali e con la complicità del Gruppo BUSI di Bologna, ha aggirato l'ostacolo dell'articolo 18 per licenziare i lavoratori addetti al settore fotovoltaico.

I punti salienti del processo di licenziamento sono stati i seguenti:

  1. Cessione del ramo di azienda UNITÀ FOTOVOLTAICA da Ansaldo S.p.A. alla società Anit S.r.l. nata con la partecipazione paritetica di ANSALDO del Gruppo IRI - Finmeccanica e di Italsolar di AGIP del Gruppo ENI (01/08/92).
  2. Scorporo del personale operante nei servizi, pensionamenti e ricollocazione dei dipendenti ex Italsolar, fino al raggiungimento di un numero di dipendenti inferiore alle 15 unità (inoltre capitale sociale trasferito ad Ansaldo al 100%).
  3. Cessione del ramo di azienda Anit S.r.l. alla società A.N.I.T. S.p.A. di proprietà dell'azionista di maggioranza del Gruppo BUSI di Bologna, nonché presidente di Seabo e della Fondazione del Monte di Bologna e di Ravenna (01/01/00).
    Nella cessione è stata ad arte trasferita per due soli anni la tutela dei posti di lavoro che discende dalle norme del cosiddetto "Protocollo IRI" anziché i tre anni normalmente concessi.
  4. Prima della scadenza del secondo anno A.N.I.T. S.p.A. ha attuato delle azioni contrarie alla salvaguardia dell'occupazione del personale: C.I.G.O. (bocciata dalla commissione esaminatrice!) e "outplacement" di personale per la ricollocazione all'esterno.
  5. Alla scadenza del secondo anno, ovvero all'inizio dell'anno 2002, A.N.I.T. S.p.A. ha proceduto al licenziamento, con un giustificato motivo oggettivo inesistente, di alcuni dipendenti ed ha annunciato altri licenziamenti in tempi brevi. Il tutto senza apparente possibilità di reintegro.
  6. Anit S.r.l., attualmente in liquidazione, ha nel frattempo continuato ad operare, con lo stesso scopo societario, sia con nuove assunzioni che con parte del personale fittiziamente ceduto.

Quanto sopra si è rivelato uno sfrontato metodo per licenziare i dipendenti, a dispetto del fatto che tutti provenissero da società con più di 15 dipendenti con la tutela dell'articolo 18, e aggravato inoltre dalle seguenti circostanze che meriterebbero l'attenzione con indagini approfondite da parte degli Organi Inquirenti:

  1. Anit S.r.l., malgrado falsi tecnicismi di bilancio, illecito cumulo di finanziamenti pubblici e false dichiarazioni di ultimazione lavori, ha accumulato per diversi anni deficit ingenti, sperperando risorse economiche in consulenze pagate a personaggi legati al ministero dell'Industria e a partiti del governo di centro-sinistra, provvigioni fatturate con documenti irregolari e per ordini inesistenti (ma messi a bilancio), compensi camuffati, acquisti di cose non attinenti l'attività societaria, pagamenti di opere impiantistiche mai eseguite, ecc.
  2. La cessione è avvenuta con trattativa esclusiva e dietro un controvalore iniquamente basso, per il mercato che si stava aprendo ai finanziamenti ministeriali dei "tetti fotovoltaici" per impianti da 20 kWp.
  3. Buona parte del lavoro di offerta che normalmente veniva svolto dal personale di Genova è stato dirottato su Bologna. Tra il personale dipendente BUSI che ha svolto tale attività c'è una presenza che induce delle considerazioni inquietanti: trattasi di uno stretto collaboratore del Sindaco di Bologna.
  4. Gli ordini miliardari acquisiti dalla società A.N.I.T. S.p.A. sono stati dirottati su ditte del Gruppo, su Associazioni temporanee di impresa (con società create ad hoc), su rivenditori, ecc.

Quanto sopra è stato oggetto di esposti in Procura e di varie cause di lavoro ancora in fase di conciliazione presso la Direzione Provinciale di Genova del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Genova, 4 Aprile 2002